Adattamento: prepariamoci… e in fretta!

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Ben prima della pubblicazione, molto attesa nel quadro della 6a relazione di valutazione scientifica del cambiamento climatico dell’IPCC, del rapporto del suo Gruppo di lavoro II intitolato “Conseguenze, adattamento e vulnerabilità”, vi proponiamo di fare il punto su queste imprescindibili questioni.

Adattamento: prepariamoci... e in fretta!

Dall’emergenza all’adattamento 

Il cambiamento climatico si manifesta in modo sempre più prepotente e colpisce duramente anche i paesi più ricchi. Nel 2021, le ripercussioni sono state particolarmente evidenti. Nella sua relazione annuale “Valutare i costi del 2021: anno di svolta in ambito climatico” pubblicato il 27 dicembre 2021, l’ONG Christian Aid ha preso in esame le quindici catastrofi climatiche più devastanti dell’anno scorso. Le prime dieci in classifica comportavano perdite per un totale record pari a 170,3 Md$, contro i 140 Md$ del 2020.

Oltre al rischio potenzialmente fatale per le organizzazioni costituito dal cambiamento climatico, queste ultime sono più o meno vulnerabili rispetto al completo cambiamento di paradigma che le metterà di fronte ad un bivio verso una società low-carbon. Infatti, per esempio l’imperativa riduzione delle emissioni di Greenhouse Gas (GHG) dovrebbe andare di pari passo con un aumento massiccio dei prezzi del carbonio, pertanto le organizzazioni che hanno difficoltà a decarbonizzarsi dovranno affrontare un grave rischio in termini di sostenibilità.

Ecco perché, parallelamente ad una politica di riduzione drastica delle emissioni di GHG, ogni attore deve munirsi di una strategia di resilienza e di un piano di adattamento al cambiamento climatico al fine di rendere sostenibile la sua attività. Prepararsi al futuro facendo previsioni utilizzando l’analisi scenario per scenario climatico è lo scopo dell’adattamento.

Complementarietà di mitigazione e adattamento 

La mitigazione e l’adattamento mirano entrambi a contrastare il cambiamento climatico, ma con mezzi diversi: la prima ne affronta le cause, limitando le emissioni di GHG; il secondo si occupa delle sue conseguenze, riducendo la vulnerabilità sociale ed ecologica dell’impresa. Due strategie complementari, che ogni azienda ha tutto l’interesse di abbinare per creare una strategia globale che conduce verso una società low-carbon, resiliente ed efficace.

Dal rischio all’adattamento: per offrire alle imprese un’assistenza su misura

 

Proprio come un’impresa attenta alla sua decarbonizzazione inizierà definendo la sua carbon footprint, ogni azienda che desidera garantire la propria sostenibilità deve seguire una metodologia di diagnosi del rischio climatico legata alla propria attività.

EcoAct, società del gruppo Atos, definisce il rischio climatico, descritto nel documento Rischi e opportunità legati al clima che si impongono alle imprese: completare la transizione verso un’economia low-carbon e resiliente attraverso l’analisi degli scenari, come la combinazione di due fattori:

  • L’esposizione a fattori esterni all’azienda: avversità climatiche tendenziali o estreme per i rischi fisici; fattori normativi, settoriali o legati al cambiamento di comportamento dei consumatori per i rischi dovuti alla transizione;
  • La vulnerabilità dovuta a fattori interni all’azienda: fattori di ripartizione dei costi o redditi per attività, paese o stabilimento abbinati alle risorse mobilitabili per adattare il modello di business alle condizioni future (capacità di adattamento).

In linea con le raccomandazioni della TCFD e dell’IPCC, il nostro approccio volto ad accompagnare le aziende lungo il percorso di analisi scenario per scenario, si articola in sei passaggi:

  1. Definire l’obiettivo dell’analisi scenario per scenario e il relativo perimetro di applicazione;
  2. Mappare i rischi e le opportunità dell’impresa collegati al clima;
  3. Definire e quantificare i rischi e le opportunità in base a vari scenari futuri;
  4. Stabilire l’ambizione e le questioni prioritarie dell’impresa, in funzione della sua maturità (adattamento incrementale, sistemico o trasformativo) e i mezzi a questo dedicati;
  5. Una volta fissata l’ambizione, elaborare la strategia di adattamento e di resilienza, in particolare con la creazione di percorsi di adattamento dinamici;
  6. Attuare il piano di resilienza ai sensi della norma ISO 14090 per ridurre al minimo il livello di vulnerabilità rispetto al rischio.

Verso la resilienza della vostra attività 

Ogni impresa e ogni organizzazione può rafforzare la resilienza della propria attività grazie allo sviluppo di un corpus di misure di adattamento, alla valutazione del loro impatto e del loro costo e al calendario di attuazione.

Per capire meglio queste questioni e scoprire esempi ed applicazioni concrete, non esitare a scaricare una copia della nostra nuova scheda informativa sull’adattamento (in francese).

 

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